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Chi è e cosa fa uno Psicologo Forense

La Dott.ssa Di Girolamo svolge la anche la professione di Psicologo ForensePer psicologia forense si intende un’area della psicologia che si occupa dei processi psicologici legati a diversi aspetti della dimensione giuridico-forense. Lo Psicologo Forense è il professionista che opera in tale area.

In questo contesto, un ruolo determinante è ricoperto da discipline come il diritto civile, penale e la criminologia. Esse insieme coadiuvano il lavoro dello psicologo nella comprensione dei casi giudiziari e nella collaborazione con figure come magistrati e avvocati.

Il Perito o psicologo forense per svolgere al meglio la propria professione, deve avere vaste conoscenze circa l’etica, le regole e la prassi giuridica. Avendo essenzialmente un ruolo di consulente nei processi giudiziari, una mancanza di conoscenze in ambito giuridico può invalidare la sua credibilità e l’effettiva utilità della sua consulenza/perizia. Il lavoro dello psicologo forense può essere richiesto, nell’ambito di un processo giudiziario civile o penale, dal giudice, dal Magistrato o dall’Avvocato, che rivolgono a questo specialista quesiti utili alla formulazione del giudizio.

Perito, CTU e CTP: Ecco le principali aree di competenza professionale dello Psicologo Forense

Nell’ambito giuridico – civile lo psicologo forense può rivestire il ruolo di Consulente Tecnico d’Ufficio o Consulente Tecnico di Parte (CTU e CTP). Tra i compiti da svolgere in questo ambito, allo psicologo forense è richiesto di porre l’attenzione sui seguenti aspetti:

 

  • affidamento dei figli nei casi di separazioni conflittuali;
  • la valutazione delle competenze genitoriali nei casi di affidamento;
  • la valutazione e quantificazione di un Danno Biologico di natura Psichica.

Spostandosi in ambito penale, lo psicologo forense, chiamato in questo caso Perito, è chiamato a valutare:

  • la Simulazione di sintomatologie psichiche – In questo caso, lo psicologo forense dovrà essere in grado di comprendere se, effettivamente, l’imputato è affetto da patologie mentali o se sta solo fingendo per eludere gli adempimenti fissati dalla legge;
  • la Salute mentale – Lo psicologo forense dovrà determinare se l’imputato era o meno capace di intendere e di volere al momento del reato;
  • i Benefici collegati alla pena – In caso di dichiarata infermità mentale da parte dello psicologo forense, l’imputato potrebbe ottenere degli sconti di pena;
  • la Pericolosità sociale – Il professionista è chiamato a determinare eventuali rischi di recidive e pericolosità sociale dell’imputato;
  • l’Ascolto del Minore Testimone – Nei casi di Sospetto Abuso Sessuale;
  • la Valutazione della Testimonianza – Nei casi della testimonianza presso la Procura o in Incidente Probatorio dei minori.

 

Cosa cambia tra il lavoro di Psicologo Forense e Psicologo clinico

La differenza principale tra il lavoro dello psicologo clinico e di quello svolto dallo psicologo forense risiede nella natura della prestazione. In entrambi i casi il colloquio con il soggetto è lo strumento che sta alla base del lavoro. Nel caso dello psicologo clinico, però, lo scopo del colloquio è di tipo valutativo e terapeutico. Esso è volto alla comprensione e al trattamento di una problematica specifica di un paziente.

Il lavoro dello psicologo in ambito forense si discosta notevolmente dal lavoro clinico-terapeutico, prevedendo una più “asettica” modalità di conoscenza. In ambito forense, il colloquio ha una funzione che si diversifica nella forma e nell’obiettivo. Si riscontra la necessità di integrarlo con i Test psicodiagnostici, e specifiche competenze diagnostiche. Inoltre è necessaria una conoscenza non solo della psicologia, ma anche del contesto culturale legato agli operatori del diritto ed avere forti competenze in ambito processuale. Il rischio più grave è quello di generare confusione precludendo al lavoro svolto in tribunale la possibilità di essere scientificamente fondato. L’ausilio dato al giudice diventerebbe allora non frutto di una expertise ma di una espressione empatica e “ahimè” a volte soggettivistica del caso. In questo modo errato di operare si fornirà al giudice non un parere tecnico fondato su dati evidenced-based ma una, pur sì professionale, interpretazione del caso.